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SULLA PIETRAIA È NATO UN VIGNETO DI GIAN BATTISTA MUZZI

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BRESCIA OGGI – 24 Marzo 2012

“Sulla petraia è nato un vigneto. E il Castelì può tornare a fiorire”
Michelangelo Scarpari ha seguito le orme del nonno e i consigli di una cooperativa di Pordenone, ha scelto le viti più adatte alla zona.    di Gian Battista Muzzi

Per realizzare una piccola vigna Michelangelo Scarpari da Botticino ha seguito l’esempio dei monaci benedettini medievali. Bando alle ruspe, bando ai trattori. Con la sola forza delle braccia, pale e picconi, ha fatto di una pietraia un giardino degli dei, con l’intento di ottenere dalla vite grappoli e sangue-ambrosia di Ampelo, il mitologico giovane trasformato in tralci, dopo la morte, da colui che in vita era stato il suo amante, Dionisio.

Ha realizzato finalmente il sogno di riportare a coltura il vigneto Castel di Punta Castello, che fu sacrificato dal nonno per costruirvi la cantina trascinata via dal centro del paese.

Eppure era considerato il più adatto, il Castelì, per posizione e sostrato, a produrre il Botticino. Ma che fatica. Il terreno pietroso, della pietra bianca di Botticino ma pur sempre pietra, è stato oggetto di un duro scasso e sostituito con il ricco terreno circostante, perfetto per accogliere le nuove piantine.

Già, ma quali. Si fa presto a dire le nuove piantine; solo con l’aiuto della cooperativa VCR (VIvai Cooperativi Rascedo) di Rauscedo di Pordenone del Friuli si è riusciti a identificare le caratteristiche geomorfologiche del terreno e a determinare la tipologia di pianta madre – la 420 A – su cui innestare i cloni per produrre il Botticino DOC.

Un vino dall’aroma ampio ed elegante, dal gusto morbido e profumato, che pur avendo un ambito di produzione molto ristretto, ha ormai valicato i confini nazionali. E’ ottenuto con uve provenienti dai vitigni del Barbera (min. 30%), del Marzemino (20%), del Sangiovese (min. 10%) e dalla Schiava gentile (min. 10%).

Le dimensioni ridotte del vigneto “Cru La pietraia”, che sarà lavorato solo manualmente, permetteranno una produzione di 900-1000 bottiglie all’anno. Una produzione modesta ma non per questo minore in qualità, garantita dalla cura “benedettina” di Michelangelo Scarpari.

Un antico proverbio arabo sostiene che “chi pianta datteri non mangia datteri”, dando ad intendere che la pianta fruttifichi dopo cento anni. Non è vero inizia a fruttificare in media dopo 8 o 10 anni di vita, dopo i cento la pianta comincia a invecchiare e deperirer.

Tempi di attesa più contenuti per chi ha piantato la vita a Punta Castello: fra tre anni potrà apprezzare, è garantito, i primi sapidi frutti del proprio lavoro.

 

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Le Cantine Scarpari Felice sono associate a:

            

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